A margine degli incontri a livello europeo e globale tenutisi a Bruxelles, nella conferenza stampa congiunta del presidente degli Stati Uniti e della presidente della Commissione UE del 25 marzo 2022 è stata data la notizia del raggiungimento dell’accordo “di principio” tra le parti sui flussi di dati personali. Si tratta dell’intesa politica propedeutica all’accordo giuridico-vincolante che andrà a sostituire il Privacy Shield, invalidato dalla decisione della CGUE nel caso Schrems II del luglio 2020. Scetticismo A dispetto del generale compiacimento per il risultato raggiunto e di cui si sentiva particolare bisogno per non penalizzare i rapporti commerciali tra le due sponde dell’Atlantico, pur non potendo ancora esaminare il testo di riferimento, residua un sostanziale scetticismo riguardo all’adeguatezza del nuovo strumento – denominato “Trans-Atlantic Data Privacy Framework” – nel risolvere le lacune che hanno determinato l’invalidazione del precedente Privacy Shield. La soluzione del problema risiede nella capacità di colmare quel differenziale regolatorio riscontrato tra i due sistemi normativi: negli USA, alle autorità di contrasto e ai servizi segreti nazionali è concesso il potere discrezionale di ottenere l’accesso a dati personali ritenuti utili ai propri fini istituzionali; di converso, agli interessati – come potenziale contrappeso – non è riconosciuto l’esercizio di […]
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